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IL GATTOPARDO FILM DA SCARICARE

Posted on Author Muktilar Posted in Film


    Il Gattopardo è un film di genere drammatico, guerra del , diretto da Luchino Visconti, con Burt Lancaster e Alain Delon. Uscita al cinema il 12 ottobre Uno dei film più celebri del noto regista italiano Luchino Visconti è “Il un David di Donatello, ed è stato posto tra i film italiani da salvare. Il gattopardo - Un film di Luchino Visconti. Dal romanzo postumo () di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, sceneggiato da Visconti, Suso Cecchi D'Amico,​. romanzo da leggere Alain Delon, Film, Cannes, Cinema, Wrestling, Film, Il gattopardo ballo nella scena del film Claudia Cardinale e Burt Lancaster Martin.

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    Pallavicino , Anna Maria Bottini M. Attorno agli anni Sessanta, nel secolo scorso, la Sicilia non sostituisce un governo con un altro, un Borbone con un Savoia, cambia stagione storica, si trova immessa in un circuito nazionale da cui prima era estranea.

    Critica 1 : Il Gattopardo viscontiano prosegue e approfondisce, attraverso connessioni più nette e saldate, il discorso avviato da Senso. La materia [ Sono le atmosfere che Visconti predilige.

    Narrativamente il film si compone di tre grossi nuclei ben differenziati e distinti: il primo si estende dalla recita del rosario agli scontri tra garibaldini e borbonici a Palermo; il secondo è costituito dal soggiorno di don Fabrizio con tutta la sua famiglia nella residenza estiva di Donnafugata; il terzo, dal ballo a palazzo Ponteleone.

    Essi sono caratterizzati da tre diversi ambienti villa dei salina, nei pressi di Palermo; Donnafugata; l'interno di palazzo Ponteleone , da un analogo avvio iniziano con la rappresentazione della famiglia Salina al completo riunita o nella recita del rosario, o nel trasferimento e arrivo a Donnafugata, o nell'ingresso al ballo e da un modo analogo di svilupparsi: numerosi capitoletti tendono in ciascun nucleo ad isolare dal contesto corale di partenza i personaggi, sollecitandone continui e reciproci rapporti, spesso risolti in forma di puro colloquio è da notare che i vari colloqui coincidono a volte con un'intera scena, acquistando nell'economia del racconto un peso notevole.

    Strutturalmente il film è incentrato sulla figura di don Fabrizio e sulle tappe che da una parte lo portano a prendere coscienza della sua vecchiaia e dell'imminente morte, e che dall'altra lo fanno assistere al declino della classe nobiliare e feudataria, di cui egli è rappresentante, in conseguenza dell'ascesa della borghesia.

    Nel primo nucleo vengono maggiormente sviluppati i motivi che si riferiscono alla vita personale e privata del Principe la visita all'amante Mariannina, i rapporti con i parenti, i colloqui con il nipote Tancredi e padre Pirrone.

    Ne scaturisce il ritratto d'un nobile anziano ma ancora nel pieno delle forze, capostipite di una famiglia organizzata in forma patriarcale e saldamente legata alla Chiesa, fiero ed orgoglioso della sua stirpe. Accanto allo sviluppo di queste due diverse dimensioni del personaggio, è parallelamente avviata un'altra linea di sviluppo che di fatto risulta svincolata dal protagonista, pur situando la sua vicenda nel preciso contesto storico che la condiziona: sono le scene del ritrovamento del soldato morto e degli scontri tra garibaldini e borbonici a Palermo in cui il racconto passa dal piano soggettivo del protagonista a quello oggettivo e cronachistico degli avvenimenti siciliani.

    Nel secondo nucleo la vicenda privata di don Fabrizio viene ad essere più intimamente coinvolta nei mutamenti sociali in atto in Sicilia, con l'introduzione della figura di don Calogero nel quale il principe trova un tipico rappresentante della nuova borghesia in ascesa.

    Con esso egli instaura rapporti pubblici in occasione del plebiscito e privati le trattative di matrimonio. Tali rapporti portano a un sempre maggior avvicinamento della famiglia Sedara borghese con quella dei Salina nobiliare e lentamente creano le premesse della crisi interiore di don Fabrizio colloquio con Chevalley.

    Anche in questo nucleo sono presenti vari elementi che distolgono il racconto dai casi del protagonista ponendosi su di un piano oggettivo: ma questa volta, più che di fatti storici legati all'epopea garibaldina, si tratta del rilevante peso che acquista il personaggio di Tancredi nei suoi rapporti con Angelica l'incontro amoroso, il fidanzamento, la partenza e il ritorno di Tancredi. Il terzo nucleo è invece dominato decisamente dal maturare del dramma interiore di don Fabrizio, ancora collegato ai mutamenti sociali ormai in atto, che si risolve alla fine nella serena accettazione della vecchiaia e dell'imminente morte: una posizione marginale acquista qui l'eco dei drammatici fatti storici che ancora travagliano la Sicilia.

    Pur essendo quindi tutto il racconto imperniato sul lento profilarsi della crisi interiore del Principe, essa crisi non risulta sufficientemente equilibrata in rapporto a fatti e personaggi che ad essa risultano estranei e che fanno divergere il film da quei motivi che troveranno la loro piena enunciazione solo nell'ultimo nucleo.

    Essendo partito con questa idea del vasto, tradizionale affresco storico, Visconti ha dovuto sacrificare l'amore che in Lampedusa c'è, sicuro, ma non di qualità tolstoiana, al contrario.

    E infatti la parte delle soffitte, torbida e ambigua nel libro, nel film manca di mordente. Visconti ha puntato tutto il gioco sulla figura del principe e bisogna dire che è riuscito perfettamente nel suo scopo.

    Film di Luchino Visconti in DVD film

    C'è sempre stata in Visconti una certa difficoltà per non dire impossibilità d'esprimersi ossia di parlare di se stesso, di dirci qualche cosa che lo riguardi direttamente. Ogni volta che il principe entra in scena, Visconti va a colpo sicuro alla verità umana di lui con una felicità delicata, una misura poetica, una commozione e una sicurezza dentro la commozione assolutamente convincenti.

    Salina è un personaggio a tutto tondo, un ritratto in piedi di alta classe: soltanto Visconti comunista e aristocratico poteva con tanta sottigliezza dosare il grado di scetticismo e di patetica nostalgia del principe di fronte alle questioni sociali e politiche dell'epoca, nonché le sfumature quasi proustiane della sua personalità mondana e familiare. Rassomiglia Salina a Visconti?

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    Certamente no, ma non importa. Visconti s'è servito di Salina per dirci qualcosa d'importante e di preciso su se stesso; in altri termini s'è espresso; e tanto basta. Di rimbalzo, dovunque la realtà è vista con l'occhio al tempo stesso feudale e marxista del principe, essa si rivela giusta, immediata, concreta e felice: si vedano, per esempio, l'arrivo a Donnafugata, le facce simbolicamente polverose della famiglia, i dialoghi con Don Calogero, con padre Pirrone, con Chevalley; nella seconda parte le facce grottesche delle dame palermitane al ballo, all'alba.

    Dovunque invece Visconti ha visto la realtà attraverso la pittura napoletana dell'Ottocento o il naturalismo pre-impressionista, come per esempio nella descrizione del vicolo dove abita la prostituta amante del principe, nelle battaglie per le strade di Palermo e nelle sequenze dei dialoghi tra il principe e don Ciccio Tummeo, un velo d'irrealtà un po' estetizzante si frappone tra noi e lo schermo.

    Le musiche

    Oltre che nel principe, Visconti s'è espresso con compiuta felicità negli sfondi paesaggistici e negli interni. I panorami della Sicilia sono bellissimi e sempre necessari alla storia; gli interni pur ricostruiti con un fasto al tempo stesso meticoloso e magnifico, non distraggono dalla vicenda. In realtà Il Gattopardo è il film più serio, più equilibrato, più misurato, più fuso e più accurato anche se non il più estroso di Visconti.

    Il quale ha trovato in Burt Lancaster un impareggiabile interprete. Quanto a Claudia Cardinale: Visconti ha colto nel segno facendone una bellezza isolana proterva, acre, un po' bestiale, al limite della volgarità, senza dubbio autoritaria e ambiziosa. Ma Angelica non è che una presenza. Ti opponi?

    Tosi ricorda Il Gattopardo

    Lo accetti? E come lo accetti? Con risentimento? Con grazia? Forse con tutt'e due. Queste domande, queste sensazioni che sono alla base della condizione umana si ritrovano in ogni inquadratura de Il Gattopardo, il magnifico adattamento di Luchino Visconti del romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa su un principe siciliano al tempo del Risorgimento, il quale si rende conto che il suo ruolo storico, e quello della sua intera classe sociale, è di ritirarsi nell'ombra.

    Il Gattopardo è un'epica del tempo, e la sua lentezza, che culmina in un maestoso crescendo nella lunga sequenza del gran ballo, è governata dai ritmi di vita dell'aristocrazia fondiaria siciliana, con i suoi costumi e abitudini, la sua coltivazione dell'agio e della riflessione, i suoi viaggi stagionali. È un'epica della storia, in cui assistiamo con i nostri occhi alle trame del cambiamento: sui campi di battaglia, nelle vie e nei salotti dove i notabili si riuniscono per decidere chi muoverà i fili del potere.

    È anche il ritratto di un uomo, il Principe di Salina, interpretato da Burt Lancaster.


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