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STORIA NERONE RAI SCARICA

Posted on Author JoJojinn Posted in Film


    Nel , dopo circa due millenni d'oscurità, è stata eretta ad Anzio, la sua città natale, la statua commemorativa di Nerone Cesare Augusto Germanico, l'ultimo. Un viaggio attraverso la secolare storia dell'impero romano, scandito dalle figure e tormentata: Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone, Vespasiano, Tito. L'imperatore Nerone: La dinastia Giulio-Claudia: Nerone. questo messaggio. Rai Scuola - L'imperatore Nerone. Close Storia. Scuola secondaria di II grado . Rai Storia, e che in un certo senso coinvolge l'attenzione dei miei lettori (i quali non cessano di a incoraggiarmi a concludere il mio secondo.

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    Otto grandi attrici, più un affermato attore, raccontano con una messa in scena particolare gli attimi più significativi della sua vita, attraverso un meccanismo che da anni sto sperimentando e che mischia continuamente, attraverso il montaggio, finzione e realtà. Adriana Capocci Belmonte muore nel a 26 anni.

    Il suo nome, fino a oggi, è stato sconosciuto ai più, salvo a chi lo abbia incontrato nella biografia di Anna Maria Ortese, cui Adriana fu legata da un'amicizia intensa e tormentata. Ma le pagine di questo libro ci restituiscono finalmente un personaggio indimenticabile. Discendente di una famiglia aristocratica napoletana, Adriana Capocci è bellissima e capace di giocare con il proprio fascino, ma soprattutto è innamorata della vita e del sapere.

    Fin da giovanissima viaggia per il mondo e di ogni luogo, di ogni incontro racconta in lettere appassionate e in un diario intimo che Sergio Lambiase ha ritrovato nel "cascione" di una pronipote. Attraverso le rivelazioni emerse dalle interviste con le sorelle, le amanti e gli amici, e i filmini in Super8 riscoperti da poco di Benno Graziani, vengono alla luce le vicende legate a Pamela Churchill, Anita Ekberg e Jackie Kennedy.

    I coprotagonisti Brigitte Bardot , Vittorio De Sica e Gloria Swanson in una scena del film Il rapporto tra attori e produttori del film non fu facile da gestire. Peccato che tanta diligenza di stesura, rilevata dal grande schermo e dai colori, dalla magnificenza dei costumi e degli scenari, non passando la cornice, lasci anche più nettamente sentire quella povertà di contenuto, quella carestia d'autentica vis comica, che in una meno luccicante cornice avrebbero dato meno nell'occhio.

    Affatto spaesata Gloria Swanson nella parte della tremenda genitrice; mentre Vittorio De Sica, alle prese col personaggio più consistente del copione, tratteggia un Seneca abbastanza inedito e gustoso.

    Alla parte decorativa, che come abbiamo detto non fa una grinza, appartiene di diritto Brigitte Bardot, una Poppea fornita di tutti i requisiti fisici e aneddotici il bagno di latte che la più scollacciata vicenda le attribuisce. Diligenti anche gli interpreti minori che concorrono alla riuscita dell'accuratissimo spettacolo, ravvivato da un ottimo colore.

    I lavori si arrestano, riprendono. Finalmente si concludono. Inizia il secolo Il secolo appena trascorso si è chiuso nel caos e l'inizio del nuovo si annuncia drammatico. La pistola di Gaetano Bresci spezza la vita di Umberto I, colpevole di aver decorato con la gran croce quel Bava Beccaris che aveva sparato sulla folla di Milano.

    Potrebbe essere l'inizio di una catastrofe politica e sociale, invece è l'avvio di un nuovo corso di politica liberale. Intanto in Europa impazza la bèlle epoque.

    A Parigi si inaugura l'Esposizione universale, i trecento metri di ferro della Torre Eiffel sfidano il cielo, l'edificio a lungo più alto al mondo è il monumento al trionfo del progresso, della ragione e della libertà.

    Sotto scorre il traffico di una metropoli i cui destini di sviluppo sembrano inarrestabili. Solo qualche avanguardia ascolta la profezia della prossima apocalisse della modernità, partorita dalla mente offuscata di Nietzsche, e invoca una guerra per rigenerare la società corrotta e senza ideali.

    Intanto in Italia il nuovo bussa alle porte tra contrasti insanabili. Al decollo industriale, all'avanzata politica e sindacale del proletariato, al rinnovamento culturale fanno da contraltare manifestazioni di dissenso e rigurgiti di violenza: i primi scioperi generali, la nascita del socialismo rivoluzionario e del nazionalismo imperialista, l'emigrazione di massa, la guerra libica.

    Poi, fatalmente, lo schianto. Nel un conflitto terribile, una 'grande guerra', una 'guerra mondiale'. Che fare? Intervenire o restare neutrali? Cinque modi di andare in guerra Si gioca sul filo delle settimane il destino dell'Europa, nell'estasi unanime delle folle che accompagna i soldati verso una guerra sentita come giusta e dovuta.

    L'Italia no, si divide e si lacera per mesi sul da farsi. Tengono banco gli interventisti; il fronte del no, anche se più numeroso, è sulla difensiva, ha perso la parola, è ridotto al silenzio. Ma chi vuole il conflitto? E perché? Di quali bisogni si fa interprete? Cosa cerca Renato Serra, raffinato intellettuale, tra i primi a partire e a morire, che non crede nella guerra come soluzione politica ma non vuole rinunciarvi come esperienza umana?

    Cosa ha a che vedere con lui il futurista Filippo Tommaso Marinetti che canta la bellezza maschia e vitale della 'guerra-festa', della sfida alla morte e del 'glorioso massacro'?

    O l'appassionato Cesare Battisti, geografo trentino, deputato socialista, idealmente per la pace, ma irredentista convinto, fino a pendere da una forca austriaca?

    Il delitto Matteotti È un pomeriggio caldo quello del 10 giugno Giacomo Matteotti esce di casa e non vi ritorna più. Non è di un deputato qualsiasi il corpo massacrato che verrà trovato due mesi dopo in un bosco vicino Roma.

    Solo dieci giorni prima della sua sparizione Matteotti ha tenuto un discorso infuocato alla Camera, contro il fascismo e l'irregolarità delle elezioni. È il leader di uno dei maggiori partiti di opposizione, forse il leader dell'intera opposizione. Non è difficile collegare i due avvenimenti, il discorso e la morte, né scoprire che gli autori del delitto, che non si sono preoccupati di cancellare le tracce, sono uomini dello stretto entourage del Duce.

    Ce n'è abbastanza per far scoppiare il più clamoroso scandalo politico della storia d'Italia.

    E ce ne sarebbe abbastanza per le dimissioni immediate del governo. Tutto sembra far credere a una crisi. Ma non è questo che accade. L'opposizione parlamentare sceglie la strada della protesta morale, il governo resiste, la maggioranza non accenna a spaccarsi, il regime si consolida. Mussolini, il trionfatore delle elezioni del '24 contro le quali aveva tuonato Matteotti, forza la sorte e instaura la 'dittatura a viso aperto'.

    Quel delitto che sarebbe potuto essere l'ultima occasione di arrestare il regime, ne diviene invece il punto di svolta, lo snodo decisivo. Ma quel corpo abbandonato e quel rifiuto morale si caricano di un significato simbolico. L'atto di morte del deputato Matteotti è l'atto di nascita dell'antifascismo come scelta politica ed etica. L'8 settembre Alle Una conclusione ambigua - donde, se non da parte tedesca, possono arrivare gli 'eventuali attacchi'?

    Prive di ordini precisi, tranne poche eccezioni, le forze armate si dissolvono, i più si tolgono l'uniforme, fuggono.

    Le donne li aiutano dando loro abiti borghesi. Bastano pochi giorni ai tedeschi che hanno occupato tutta l'Italia a nord di Salerno per catturare un numero impressionante di ufficiali e soldati in Italia e nei Balcani e avviarli ai campi di concentramento. La pubblica amministrazione si disgrega e pare sfasciarsi lo Stato stesso. Con il Re e Badoglio fuggiti a Brindisi, ognuno si trova nell'inedita situazione di dover decidere da sé a quale autorità fare capo. Si tratta soprattutto di una scelta morale.

    Dopo venti anni di regime, è il momento della verità: due Italie si trovano faccia a faccia. La crisi profonda mette in luce le virtù che uniscono il popolo e le fratture che lo dividono. Una parte vede negli eventi il tragico inabissarsi della Patria, l'altra vi legge un'occasione di riscatto e redenzione, della quale rendersi degni.

    Da questa spinta nasce la Resistenza militare e civile.

    Nerone (miniserie televisiva)

    Il miracolo economico Il 'miracolo economico' bussa alle porte di un'Italietta rurale e alla buona. Dalla fine degli anni Cinquanta l'Italia inizia una corsa vorticosa che cambierà composizione sociale, sistema economico, equilibri politici. È appena entrato in vigore il Mercato comune europeo di cui fanno parte anche Belgio, Francia, Lussemburgo, Olanda e Repubblica Federale Tedesca, un ottimo volano per gli scambi internazionali e per la nostra economia.

    Cresce sempre più il numero di 'tute blu' e di 'colletti bianchi' mentre si assottigliano i ceti rurali. Dal meridione e dalle zone depresse comincia un esodo di tanta gente verso il Nord produttivo: tra il e il sono più di 9 milioni gli italiani che si spostano verso le fabbriche e le aree metropolitane del paese. L'Italia gode una prima ventata di benessere. La popolazione si rimescola. Iniziano a cambiare lo stile di vita, il costume, i bisogni e anche i desideri.

    Le speranze sono tante. Ma non tutto va per il meglio. Il divario fra Nord e Sud aumenta.

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    Le campagne si spopolano perché non offrono proventi adeguati. Lo sviluppo non è omogeneo e ci vorrebbero più investimenti nel settore pubblico. Ma intanto le case cominciano a riempirsi di nuovi oggetti, le strade di automobili e di traffico. Si è votato nel maggio e, scomparso il rischio di una sbandata di estrema destra con il governo Tambroni, si profila l'avvento di una maggioranza di centro-sinistra.

    Sulle scale della Facoltà di Architettura di Roma, sgomberata il giorno prima per ordine del Rettore, ad attendere le migliaia di studenti c'è la Celere della Polizia di Stato. È una battaglia epica, alla fine della quale si contano quasi feriti tra i manifestanti e più di tra le forze dell'ordine.

    Venti Imperatori Romani

    La notizia occupa le prime pagine dei giornali: è esploso il Sessantotto italiano. Passa un mese da quel 1 marzo e scene simili si ripetono a Berlino, di fronte alla sede dell'editore Springer, in reazione all'attentato contro il leader studentesco Rudi Dutschke una settimana dopo l'assassinio di Martin Luther King.

    Passa un altro mese e a Parigi il cuore del Quartiere Latino, di fronte alla Sorbona, brucia di altri scontri. Arriva agosto: sono i giorni dell'invasione della Cecoslovacchia e dell'inutile resistenza ai carri armati russi. A ottobre è la Piazza delle tre culture di Città del Messico a coprirsi di morti, l'esercito ha sparato senza pietà, le vittime sono tutti studenti.

    Dieci giorni dopo, sempre a Città del Messico, i pugni chiusi nel guanto nero di due atleti di colore sul podio delle Olimpiadi gridano sulla scena del mondo la lotta delle Pantere nere. Il Sessantotto è questo: la prima, esplosiva manifestazione della globalizzazione, la prima, inedita dimensione mondiale della protesta giovanile. La contestazione di quei giorni è 'globale' non solo per l'estensione geografica, ma anche per l'ampiezza dei rapporti di potere che mette in discussione.

    Cosa rimane, oggi, di quei valori e di quella generazione? Quanto del nostro buono o cattivo presente ne porta i segni? È stato 'tradito', quel movimento, o 'ha vinto'? Il paese rimane inorridito, stupefatto. Senza credere ai propri occhi, in silenzio, gli italiani nelle proprie case vedono scorrere le immagini dell'agguato: i colpi delle armi automatiche dei brigatisti hanno ucciso i due carabinieri e i tre poliziotti della scorta.

    Del presidente della Democrazia cristiana non c'è traccia. È l'inizio di 55 interminabili giorni, scanditi dalle lettere di Moro dalla prigionia e dai comunicati delle Br.

    Il 9 maggio, di nuovo in un silenzio irreale, le telecamere riprendono all'interno di una Renault 4 il corpo piegato su se stesso del leader democristiano in via Caetani, in pieno centro di Roma. La guerra delle Br è al cuore dello Stato, e lo Stato resta impotente a guardare. La cosiddetta linea della fermezza e il rifiuto di trattare con i terroristi, unica risposta che la classe politica si dimostra in grado di dare, appaiono misure fondate più sull'incapacità di trovare una qualunque soluzione al problema che su una difesa irrinunciabile dei valori supremi della democrazia.

    Molti sono gli interrogativi a tutt'oggi aperti, e di questi altrettanti riposano su una visione complottista che riflette dubbi mai chiariti su un'intera stagione.

    Come è potuto accadere che oltre un decennio di storia italiana sia stato dominato dalla violenza politica? E quali sono le ragioni che spiegano il culminare, tra il e il , di una conflittualità endemica, di un terrorismo tanto diffuso da divenire cifra di un'angoscia quotidiana?

    Il maxiprocesso rinviati a giudizio per appartenenza all'organizzazione mafiosa di Cosa Nostra, condanne in primo grado per un totale di anni di reclusione. Dal febbraio al dicembre , nell'aula bunker di Palermo, si conclude, dopo un'istruttoria gigantesca guidata dal pool di Caponnetto, Falcone e Borsellino, il più grande dibattimento giudiziario della storia italiana.

    Ci vorrà qualche anno per la conferma in Cassazione dell'impianto accusatorio e delle sentenze di condanna per i capi. È la prima volta che si processa per un simile reato è incredibile ma quello di mafia è diventato un reato specifico da appena due anni. Ma il maxiprocesso è non solo il frutto di un grande impegno, è anche, finalmente, la manifestazione di un cambio radicale della prospettiva attraverso la quale lo Stato guarda a un male antico.

    La mafia non è più un codice culturale primitivo da tollerare o tutt'al più da deprecare. È un'articolata organizzazione politico-criminale che dalla fine degli anni '70, attraverso stragi intestine, ha promosso un processo di centralizzazione, mostrandosi come una struttura capace di formulare un progetto in senso lato politico. All'opzione terroristica mafiosa lo Stato risponde per la prima volta con un riarmo istituzionale paragonabile a quello verificatosi di fronte al terrorismo degli anni di piombo.

    Tra polemiche, dibattiti, scontri politici, proteste collettive, la stagione dell'antimafia lascia il segno nella vita morale e politica del nostro Paese. Tangentopoli Un vortice di eventi traumatici incrocia la politica, l'economia, la cronaca nera. Quanto avviene quell'anno ha una sola parola, Tangentopoli, la città delle tangenti, l'intreccio tra politica e affari che coinvolge gli esponenti dei maggiori partiti di governo, senza risparmiare l'opposizione.

    E grandi imprese, grandi imprenditori. Tangentopoli: smantellata a colpi di inchieste giudiziarie, sostenuta dalla grande stampa e dalle televisioni e da un'opinione pubblica che chiede la testa della partitocrazia. Ne fa un ceto di indagati, di condannati.

    Le elezioni del 5 aprile, non a caso, segnano la disfatta dei partiti tradizionali e il successo della Lega Nord. Ma il è anche l'anno dell'attacco mafioso alle istituzioni di uno Stato sfinito e in rapida decomposizione, con i massacri di Falcone e Borsellino.

    Il è l'anno in cui nasce la Repubblica nella quale viviamo oggi e che è difficile definire. O 'transizione' infinita?


    simile